She. Old Stories. 6





   "Io non sono felice con te. Non sono niente ormai. Non so come fare. Mi manca stare bene con me stessa. Mi manca il rispetto che non ricevo da molto tempo. Sono esausta. Ti ho dato tutto. Mi hai preso tutto. Ho toccato il fondo. Adesso c'è solo il peggio, il peggio di me e per me. "

"Sei pesante. Mi dici sempre le stesse cose. Rilassati, stai tranquilla."

   "Io non sono pesante. Sei tu che mi soffochi. Non posso uscire, non posso parlare, non posso star da sola, non posso vivere. Lasciami. Lasciamoci. Ti prego. Non vedi che sono disperata?"

   "Non dare a me la colpa dei tuoi stati d'animo. Non lo capisci che io non c'entro. Non mi stufare. Ho molte cose da fare."

"Ti prego. Lasciamoci. Ti prego. Io voglio vivere."

"Sei pesante. Poi ne riparliamo."

Questo misero dialogo si ripeteva ad intervalli regolari ogni anno, ogni mese, ogni settimana. Se capitava, anche più di una volta al giorno.

Lui non l'amava. Era un diversivo. L'amica che non aveva mai avuto. Una persona fidata ma donna.
Lui pensava che senza di lei non avrebbe più trovato nessuno che potesse stargli accanto come una schiava alle sue condizioni.

Ormai lei parlava quando e come voleva lui, dicendo le cose che gli facevano piacere. L'aveva sottomessa e non si rendeva conto del male che le aveva procurato.
Umiliazione continua attendere un suo sorriso di approvazione, un po' di rispetto, una carezza. 

Viola. Il viso viola e gli occhi pesti. Lei e la sua vita non valevano nulla. Lui l'aveva convinta. Le faceva schifo ed era riuscito a farle odiare se stessa. Poi, quando cercava di alzare la testa, lui l'abbandonava. Ore, giorni, mesi di silenzio, di incertezza, di tristezza. 

Ritornava sempre. Era sempre lì. E lei lo serviva, indossando sempre la solita divisa: spalle basse, schiena incurvata, volto addolorato, occhi feriti, mani sanguinanti.

La loro casa era una gabbia da zoo. Lei era un animale feroce domato, imbalsamato, frustrato, schernito. Viveva in un ambiente colmo di insalubre risentimento.

Non l'avrebbe liberata. Non l'avrebbe liberata, mai. Sarebbe stata un suo trofeo per sempre. 

Piangeva di notte. Sopravviveva di giorno. Il suo misero destino l'attendeva. 






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