Quello che non va



Fra le tante cose che non amo di me, c'è questo avvilente e costante senso di colpa che accompagna ogni mia scelta, durante tutto il processo decisionale ma, sopratutto, nell'affrontare le conseguenze. 

In qualsiasi ipotesi, pur ben ponderando e conoscendo rischi e i vantaggi di ogni opzione, finisco sempre per rimproverarmi. Questa tendenza non ha alcunché da spartire con l'incoerenza o l'ipocrisia: se conscia di aver agito nel rispetto degli altri, non torno indietro, non mi pento. Semplicemente, mi fustigo con pedissequa attenzione a non lasciare privo di castigo nessun margine del mio cuore. 

Se, di per sé, è già una condizione a dir poco penosa, ché l'aria diventa irrespirabile, il mondo sembra più ostile del solito, lo specchio riflette sempre lo stesso broncio, immaginiamo quando il mood esca dai confini della mia anima per rendermi la personificazione dell'asservita debolezza. 

Stamattina, ho incontrato un giovane musicista/giornalista con cui, dopo un velocissimo e sfiancante corteggiamento, sono uscita giusto una sera per capire di essere in pericolo*

In casi come questo, fingo di non vedere la persona, cambio strada, mi fiondo in esercizi commerciali random -quasi sempre negozi di animali (la prima volta che ebbi un serpente a qualche cm dal braccio) o bar in cui mi trovo costretta a comprare qualcosa per attenuare le gote rosse di vergogna-, chiamo una persona prolissa che non sento da tempo. Sarà codardia, ma piuttosto che affrontare visi e rimostranze dal passato, speranze illusorie, discorsi sul meteo, mi amputerei una falange. 

Non potendo ricorrere a nessuna di queste escamotage, ricambio il saluto da lontano e faccio per andare via. Mi segue, mi chiede come sto e mi racconta quanto è stato male per me. Ed io, piuttosto che mollargli un ceffone e ricordargli quanto sia maleducato addossare sugli altri la responsabilità dei propri malesseri, gli chiedo scusa, G L I  C H I E D O  S C U S A.

"Mi dispiace che sia andata a finire così, scusami se ti ho bloccato, ma mi hai davvero spaventata."

Una persona mi mette a disagio, mi mente, mi raggira, mi perseguita, a distanza di tempo mi fa pure sentire in colpa ed io le chiedo scusa. 

Ecco, non va affatto. Ad ogni passo verso casa, ad ogni tasto che con stanca furia pesto, mi sento impotente, sconfitta, stanca. 

Neppure mi chiedo cosa c'è che non vada. E' qui. Evidente. Lapalissiano. 

Vorrei solo sapere come fare a smettere di essere così, perché mi rendo conto che questo non si possa classificare come atto di gentilezza, di pietas, di assoluzione, di perdono, ma semplicemente come atto di stupida remissività. 



*Visto che detesto pietismi, vittimismi et similia, mi sembra doveroso spiegare il termine "pericolo".

Con la scusa di un progetto editoriale, mi convince a scambiare i contatti e in capo a tre giorni ricevo innumerevoli messaggi dal contenuto tutt'altro che lavorativo, delle telefonate in cui mi faceva sentire dedica delle sue canzoni suonate al pianoforte, un caffè estorto con l'inganno di parlare di lavoro, ed un invito ad un concerto esteso anche ad altre persone che ovviamente mi sono portata dietro, culminato con una straziante telefonata nel cuore della stessa notte in cui mi raccontava del tentato suicidio della sua ex, ovviamente dopo che lui l'aveva lasciata, dell'impatto disastroso che aveva avuto costringendolo a tre anni di terapia, della rinascita degli ultimi giorni in cui aveva capito di amarmi (4 giorni, amici, in soli quattro giorni come le miracolose diete delle riviste patinate).
Il giorno dopo, scrive che per rimediare vuole invitarmi ad un altro concerto, stavolta da soli. Rispondo con educazione di essere già impegnata, credendo di chiudere con grazia una spiacevole vicenda. Inizia a chiamarmi, persino da quattro o cinque interni del suo giornale, senza sosta. Con educazione, rispondo alle prime tre telefonate, spiegando che mi aveva impaurita il suo tono, infastidito l'inganno a cui era ricorso per avere il mio numero, e chiarendo di non mi sentirmi più a mio agio e preferire interrompere la comunicazione. Mi aggiunge su tutti i social, mi scrive email, mi contatta su whatsapp da altri tre numeri, ma in poche settimane, bloccato innumerevoli volte dappertutto, si placa. 




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