Essere fessi non necessariamente implica l'essere buoni.





SOP e qualcun altro sanno che io avevo uno spazio precedente che mi fu convertito in wordpress.

Ho fatto un tuffo nel passato.
In silenzio ho affrontato le emozioni.
La rabbia delle parole, l'angoscia dei caratteri, le speranze nei colori.

Non so se riuscirò a condividere tutto e sopratutto a condividere senza modifiche.
Farò una prova.

Da un'ingenua windows live space blogger.



Essere fessi non necessariamente implica l’essere buoni.

A volte ci rendiamo conto che il nostro buonismo è in realtà mancanza di autostima, ma non ci sogniamo minimamente di rendere pubblico questa consapevolezza. 
La verità è che ormai siamo troppo intrisi di egoismo e amor proprio per capire quando un gesto viene fatto con il cuore.
Sia stare dalla parte dell’egoista che dalla parte dell’incompresa mi rattrista, perché forse si potrebbe cercare un compromesso: amarsi e amare di più. 
Ma non sempre riusciamo a renderci come vorremmo. Quasi mai siamo come vorremmo.

Un mio amico scrive che l’uomo non è ciò che è ma ciò che tende ad essere. Non sono d’accordo. Perché l’essere implica necessariamente anche le nostre aspirazioni e i nostri sogni, ma questi ultimi, per quanto nobili possano essere, non riusciranno mai a determinare o a modificare ciò che siamo prima di averli posseduti e coronati.
 L’intenzione non cambia l’uomo. 
Le sue azioni lo determinano in modo positivo o negativo, indipendentemente dalle intenzioni che lo hanno spinto ad agire.
 E questo mi dispiace, perché se davvero potessimo oltrepassare la muraglia di carne che circonda lo specchio della nostra anima, probabilmente si dissiperebbero tutte le parole che si riferiscono alle incomprensioni, e la parola incomprensione stessa cesserebbe di esistere.


La vita filtrata attraverso l’intenzione non è vita, ma simboleggia quello che non sarà mai perché chiunque, protetto da questa coltre meravigliosa, non riuscirà mai a realizzare quello che potenzialmente ha desiderato. 
Lo stesso si applica alle intenzioni delle nostre giornate. 
Mi ricordo una preghiera del mattino in cui si diceva "e conservato in questo giorno, ti offro le azioni di questa giornata, fa’ che siano tutte secondo la Tua volontà"…. 
Mettiamo il caso che della volontà del Supremo non ce ne importi un bel niente e che le nostre intenzioni sono l’astratta volontà che si fa sostanziale azione, che il pensiero si trasformi in movimento: quando qualcuno dice di voler comportarsi bene, bisogna capire se e da cosa è intenzionato a voler seguire un comportamento del genere. 
Se crede davvero che questo tipo di comportamento possa non solo creare benefici a lui ma anche alle persone che gli stanno intorno, sarà più motivato a comportarsi bene. 
Ma questo comportamento è benigno solo dal suo punto di vista. Possibilmente le azioni che lui compirà, ad esempio aiutare un uomo a far ripartire la sua auto, avranno effetti catastrofici, l’auto gli servirà per fare una rapina in banca, investire un uomo, l’ha rubata… 
Così anche quando si cerca di relazionarsi con gli altri, bisogna avere cura dei propri comportamenti, perché le attenzioni che noi pretendiamo non saranno uguali a quelle che pretende nostra madre, nostro fratello, un nostro amico. 
Ma è importante che almeno ci sia lo sforzo di voler far sentire l’altro importante, o quanto meno più di una nullità. 
Se si tende a sminuire l’altro, a non volerne sapere niente di lui, a fargli vedere la propria superiorità, a contestargli anche un minimo sbaglio, quello scappa, fugge via e di solito non torna indietro. 

 Anche quando si cerca di sedare gli animi, di migliorarsi e migliorare i rapporti, molte volte si commettono degli errori. La strada delle relazioni con l’altro, che sia appartenente a qualsiasi specie vivente, è molto difficile e tutta in salita. Bisogna capire il meccanismo, che non consiste nel reputare i buoni fessi o i fessi buoni (scambiare scemenze per gesti di nobile virtù e viceversa), per poter aspirare alla felicità.




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