He. Old Stories. 3



Dannato mal di testa. 

Le persone passano, entrano, mi salutano e chiedono di essere servite. Io vi odio. 
Se sapessero a chi si stanno davvero rivolgendo, se sapessero chi sono veramente.
Ogni parola si trasforma in boato.

Il mio cervello è una dirupo lungo chilometri, pieno di rovi, terra, pietre vulcaniche. Nessun animale osa mettere zampa su questa valle maledetta. Le parole tuonano all'interno di esso e risvegliano la rovente lava.

Tutti hanno fretta, io non li guardo in viso, non incontro mai il loro sguardo. 
Se è donna guardo il fisico. 
Lo guardo con gli occhi, con le labbra, con la lingua, con le dita, con la mente. 
Se è uomo guardo le mani e la bocca.
Le mani di uomo che ha toccato molte donne sono come le mie. Nervose e veloci. Non stanno mai ferme e spesso molti le nascondono dentro le tasche. La bocca di un uomo che ha conquistato molte donne è sempre semi aperta. Spesso, se è anziano, la lingua si intravede di più, ed è lì, proprio in quel lembo di carne che sono incisi i baci, i morsi, i sapori, i corpi, le sigarette. I baci si ricordano con la bocca. 

Non riesco più ad ascoltare. Esco, sto male. Bisogna che stasera mi inventi qualcosa. Devo bere di meno, devo bere direttamente pesante. I cocktail sono per i coglioni e io non ne voglio più offrire. 

Una volta le feci assaggiare dell'alcool. Dopo che lei aveva bevuto del vino bianco. Dopo che avevamo parlato di musica. Corrugò il naso, la fronte, la bocca, diventando una caricatura grottesca, e si era appena bagnata la punta della lingua. Il mio nettare le faceva schifo. Avrei dovuto capirlo da subito che era quella sbagliata.


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