Ed io che non riesco nemmeno a parlare con me.




In questo periodo ho tanti dubbi. Vorrei chiarirli parlando con me. Ma non mi trovo. Sono sempre impegnata ad ascoltare qualcuno o qualcosa, a scrivere, a leggere, ad organizzare.

Quando busso alla mia porta, mi apro sorridendo. Mi faccio accomodare nell'anticamera del mio studio, e attendo paziente. Sono una persona davvero paziente. Aspetto tutti con amore e senza recriminazioni. Non ho la presunzione di essere importante, anche se non posso aspettare, attendo senza proferir insulto alcuno.
Anche con me è lo stesso. Mi faccio aspettare da tre anni. Anelo ad un incontro che oggi si è reso ancora più urgente.
Conduco le mie cose da fare con calma. Tanto sono io e posso aspettare.
E' strano come in tutti questi anni l'oggetto del mio appuntamento non è mutato. Sono sempre io, ma sono sempre la stessa. Attende sempre la stessa persona. Sempre con gli stessi abiti e con la stessa pettinatura. Leggo sempre il numero di Marie-Claire di tre anni fa, l'edizione doppia di Ottobre con la scritta in verde e due donne con i capelli alla maschietta e lo stile boy friendly.

Aspetto. Forse con un po' di impazienza, ma non lo do a vedere. Sono proprio composta nell'attendermi, una vera donnina.
Forse aspetto di crescere. Di togliermi quell' "ina" per potermi incontrare.
Di solito odio far brutta figura. Ci tengo a dimostrare più anni di quelli che ho, una maturità da donna vissuta. Sopratutto all'appuntamento con me stessa. Non lo faccio di proposito. Sono così da sempre.

Fra poco verrà di nuovo il freddo ed io sarò lì con quel vestito estivo ad aspettarmi.

Spero solo di non ammalarmi di nuovo perché la cura non è stata sperimentata.






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