He. Old Stories.6



Quando non mi va di stare a caccia, chiamo la mia amica. Lei è sempre disponibile.
Mi piace perché si adatta alle circostanze.

Deve fare la fidanzata quando si veste per uscire. L'amica quando guardo un'altra. La compagnona quando beviamo. La comunista quando fumiamo. L'amante quando lo facciamo.
E' semplice.

E' magra, bassa, senza forme. Sembra un maschio. Si colora i capelli in continuazione. Li ha sempre portati corti. Insomma, non è che sia poi tanto piacevole guardarla. Però mi capisce. Capisce tutto, davvero. Non mi chiede mai cos'ho fatto. Ha consapevolezza della sua rara caratteristica maschile.
Fregandosene dimostra di tenerci a me.

Penso potrebbe diventare mia moglie. I miei amici la conoscono. Non tutti la apprezzano, ma io mi ritrovo nel suo modo di fare. Mi ha detto che non teme i tradimenti perché tradisce. Non teme di essere lasciata perché potrebbe lasciare. Mi ha detto che insieme siamo tutto ma da soli possiamo vivere senza l'altro. Tutto questo senza aprire la bocca.

Con lei mi sento tranquillo. Posso dirle che è un cane, posso dirle ti amo, posso dirle troia. Non si arrabbia mai. Non si vendica mai. Semplicemente non le interessa. Ed io non devo star lì a trovare le parole giuste per giustificare ogni mio singolo istinto.

E poi è un po' dark. Niente fronzoli. Niente pizzi. Niente gloss.

Che merda quel gloss. Ogni volta che la baciavo mi impastavo le labbra, la bocca. Volevo una birra e non mi lasciava bere.
E poi quei vestiti. Tulle, raso, pizzo. Solo a pronunciare i nomi mi viene l'orticaria. Quando si vestiva di nero era provocante ma sempre raffinata. Neppure per fare le commissioni vestiva in modo sciatto. E mai in modo uguale. Ed io la vedevo tutti i giorni. Posso testimoniarlo. Non è mai uscita con gli stessi abiti del mattino, al pomeriggio e con quelli del pomeriggio per la sera. E non voleva che le gonne si sgualcissero. Non voleva che i top venissero strappati. Una volta le feci saltare un bottone dal cappotto. Si mise a ridere. Nervosamente. Lo so che avrebbe voluto assecondare il suo istinto di farmi scendere dalla macchina e prendermi a calci in culo.
E poi quegli orecchini. Una piaga. Sempre piccoli, discreti. Forse perle. Ma avevano una chiusura terribile. Non potevi toccarle i lobi. Non potevi baciarle il collo. D'altronde non lo facevo mai, ma poteva essere un'idea che mi aveva eliminato ancora prima di attuarla.
Era una rompicoglioni assurda.




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