Dimensione spirituale dello studio.



Considerato che il mio personal computer è sprovvisto di un pacchetto office. Considerato che devo scrivere molto e che il mio animo ambientalista mi vieta di stampare ogni mia modifica. Considerato che i lettori del mio blog sono timidi e pochi -ergo, non faranno caso agli errori, alle imprecisioni e alle mie considerazioni; e se anche ci facessero caso, non si farebbero mai avanti attraverso un commento-.
Ho deciso di pubblicare la bozza del discorso di domani.




Prima di passare al tempo, vorrei soffermarmi sul valore che lo studio ha per i giovani fucini.
Le difficoltà di comprensione, il voler provare nuovi metodi con pazienza e costanza, l'affannosa e laboriosa ricerca della Verità , sono elementi che non possono non essere condivisi con la ricerca di una dimensione spirituale.
La serietà ed il rigore con cui si affronta lo studio accademico, vengono qualificate dalla dimensione spirituale, che può essere considerata una dimensione di docilità allo Spirito. Spirito che ci conduce alla comprensione e all'approfondimento del cammino di fede in Cristo attraverso un corretto uso dell'intelligenza.
Ascolto, pazienza, dialogo, memoria sono parole ed atteggiamenti che possiedono anche i cristiani che accolgono, tra le molte difficoltà supportate da fede e grazia, la conversione e l'avvento del messaggio di Dio nella nostra vita.
Lo studio universitario assume, quindi, molti significati, fra cui quello di Crescita e quello di Disciplina inquadrati nell'ottica di una volontà forte che cerca la Verità.

Crescita. La formazione dell'uomo moderno non può prescindere dal sapere, inteso come saper vivere nel mondo. Gli strumenti che durante lo studio utilizziamo, ci aiutano, inconsciamente, a formare la nostra coscienza di uomini, di cristiani e di realizzare un'autentica maturazione umana, scientifica e spirituale. L'uomo che cresce per conoscere e grazie alla conoscenza, sa valutare l'ambito entro cui sviluppare le sue capacità, sa ascoltare e accettare le opinioni altrui, sa capire le ragioni di un studio che, dall'atto di mera memorizzazione dei dati lo porta a capirne il senso, la direzione e a scrutarne gli ignoti sviluppi.
Disciplina. Se c'è una cosa che lo studente universitario è costretto fin da subito ad imparare è l'umiltà. L'umiltà non è la virtù dei deboli, ma una ricchezza inaspettata. Ci consente di capire che la realtà non si coglie attraverso l'immediata percezione del singolo, ma che esige perseverante e paziente applicazione, tentativi ripetuti. L'umiltà ci da la possibilità di stupirci quando non conosciamo le cose che non sapevamo, lasciandoci arricchire, accogliendo le ipotesi e le certezze degli altri. L'umile, e aggiungerei anche il cristiano, è consapevole della fondamentale limitatezza delle sue conoscenze, per questo non si chiude in se stesso, non assolutizza la materia che studia, ma sia apre al confronto e al dialogo, anche con altre discipline.
Lo studente raggiunge una dimensione cristiana anche quando si rende conto che per sapere è necessario liberarsi di una personalità egocentrica e chiusa e prova a cogliere i semi di verità che ci sono in tutte le cose e in tutte le persone.
Dopo questa grande premessa, passo al tempo per lo studio.
E' naturale che lo studio, inteso come in precedenza, sia una dimensione talmente importante che richiede un investimento di tempo ed energie non indifferente e che possa anche chiedere qualche rinuncia.
La qualità del tempo impiega deve essere letta in relazione al metodo che utilizziamo, ai ritmi e alla pazienza. Se noi fossimo capaci di dedicare il tempo per lo studio, allo studio della materia in relazione con la nostra vita, con le nostre convinzioni e, si, anche con i nostri sogni, questo tempo si dilaterebbe.
Impiegare un'ora per ripetere qualche paragrafo non avrebbe lo stesso significato. Approcciarsi allo studio come una ricchezza, non materiale e non a lungo termine, ci farebbe riflettere sul nostro contributo alla nostra vita, alla nostra famiglia, alla nostra società. Lo studio ci deve far diventare uomini nuovi, con entusiasmo e voglia di collaborare.
Lo stile di vita odierno, invece, rende i giovani universitari sempre meno attenti verso le istanze del proprio spirito.
Il sistema universitario, forse più del sistema scolastico, svaluta le idee dei giovani e fa sentire il singolo sempre più solo, sempre più un semplice ed asettico numero di matricola.
Fretta, ripetizione, tipologia d'esame, prenotazione, termine, burocrazia, telefonate, attese, graduatorie, competizione. Questi termini non dovrebbero descrivere la vita universitaria. Invece, uno studente non fa che confrontarsi giorno dopo giorno solo con queste realtà, che indeboliscono il valore dello studio e svigoriscono anche gli animi meno pigri.



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