Cinema. 1



Pellicole, forse ancora in sala. In streaming di sicuro. Le ho viste. Ve ne parlo.




Un film divertente. Introspettivo. Pesantemente leggero. Colin Farrell, dopo Come ammazzare il capo e vivere felici, è poco credibile nella parte dello scrittore in cerca di ispirazione, ma devo ammettere che ha uno sguardo da Shih Tzu molto intenso. Christopher Walken è sempre stato uno dei miei attori cult. Qui non si smentisce e la sua interpretazione risulta la migliore.
Le storie di ogni psicopatico sono semplici, poco curate. Le carte da gioco, la vendetta, il razzismo per le coppie miste, il gangster italo-americano con abbigliamento di dubbio gusto, sono i soliti abusati cliché.
Divertente, invece, la presenza dei conigli, la pistola d'oro che si inceppa, la richiesta di ritrovare il vero amore di uno dei sette attraverso i titoli di coda del film, e la trama generale: due tizi rubano i cani al parco e fingono di averli casualmente ritrovati per ottenere la ricompensa dai padroni. 
Troppa violenza per un stupido cane, direbbe qualcuno. Il mio finale preferito è quello dopo i titoli di coda. Ovviamente, resta da capire se dopo l'esperienza nel deserto e dopo l'uscita del film, Colin riuscirà a smettere di bere.
Voto: 7/10.



Un film dai contenuti terribili. Volere un figlio a tutti i costi. L'egoismo di un uomo che non si accontenta di aver sottratto la donna ad un altro, e non riesce ad amarla perché vuole di più, vuole un figlio. E la sua donna pronta a soddisfare ogni suo desiderio, pronta a correre dei rischi. Sullo sfondo la sanguinosa guerra in Jugoslavia.
L'indiscussa protagonista del film è proprio la Jugoslavia, martoriata, offesa, bucata. Le immagini di Sarajevo dilaniata, gli stupri, i bombardamenti, i soldati, e poi la poesia di Gojko e la comune che forma insieme ai suoi amici artisti. Venuto al mondo diventa così una delle tante storie di sfruttamento e abusi che hanno vissuto i martiri e sopratutto le martiri di tutte le guerre. 
I sentimenti descritti combattono fra loro: egoismo ed altruismo, coraggio e paura, violenza e perdono, nostalgia e oblio. La rabbia dell'antitesi che non lascia spazio alla conciliazione.
Nonostante una meravigliosa Penelope Cruz, il film lascia un senso di irresolutezza ed impotenza che ti accompagna per giorni interi. 
Voto 7/10



Ho visto i primi tre. La musica non cambia. Questa volta, però, cambiava l'accompagnatore. C'era SOP. E la cosa migliore del film è stata convincere SOP a venire con me. 
Primo weekend senza particolari intoppi. Il tempo prometteva pioggia. Quale miglior attività?
Ovviamente, non sono subito riuscita, e così abbiamo "ripiegato" su Taormina.
Domenica, i won. Così, dopo aver rastrellato i beni di prima necessità (schifezze e porcherie dai prezzi stellari) siamo entrati. I trailer pubblicitari dei film erano a tema horror, anzi oserei dire splatter, ergo si era già messo in modalità "Oh my gosh". Fosse stato un film splatter non gli avrei mai chiesto di accompagnarmi, ma ormai era troppo tardi. Ha resistito circa 25 minuti. Le parti che lo hanno più spaventato sono state le famosissime Nights #1-3-5. 
Voto 2/10. Visto il primo, visti tutti. Anzi, questo era addirittura più divertente e con meno scene tragico-horror degli altri tre. Una menzione speciale alla zia Kate che uccide il fidanzato della ragazza protagonista come una novella Jean Claude Van Damme.








Consigliando questo film, ho recuperato la fiducia di SOP. E' il suo genere, sapevo che avrebbe apprezzato.
Quando i film vengono tratti da storie vere, a me capita sempre di pensare ai reali protagonisti, alle loro emozioni e alle situazioni che hanno vissuto. Mostrare i loro veri documenti con i titoli di coda è stato un omaggio carino, ma anche un rafforzativo volutamente scelto dal regista, ed in questo caso anche protagonista. 
La scelta degli attori è stata sui generis. Il truccatore è interpretato da John Goodman comico di film demenziali, il padre della serie- trash-televisiva Malcom, Brian Cranston, a capo dell'Intelligence, Kyle Chandler, protagonista di Ultime dal Cielo, come antagonista. 
Forse volevano stemperare i toni, ma in realtà hanno sminuito l'importanza dell'operazione stessa. Anche l'ultimo controllo dei soldati iraniani intenti a giocare con le immagini del film è stata una scena creata male, perché ha sortito l'effetto inverso rispetto a ciò che il regista avrebbe voluto comunicare. Non c'era tensione, paura, i volti non tradivano adrenalina. Tutto troppo semplice.
Voto 5/10. Si avverte, sottile, l'auto celebrazione. Sinceramente, essendo il resoconto romanzato di una reale fuga da Teheran, si dovrebbero celebrare i veri coraggiosi e creativi autori di questo incredibile stratagemma. Ben, tu sei stato solo il cantastorie. Fly down, please.




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