Quanto siamo perversi con noi stessi?




La sera di un giorno qualsiasi.
Hai scelto consapevolmente l'attività in cui sei impegnato. Stai vedendo un film (ti sei mangiato le mani dopo aver perso l'anteprima al cinema) o leggendo un buon libro (vittorioso superstite di una dolorosa cernita fra tanti titoli alla Feltrinelli), avvolto fra morbide coperte e circondato da confortevoli cuscini scelti con cura da te o da chi ti ama. Oppure sei fuori, seduto accanto al tuo amato (quante notte insonni, trascorse a struggerti, scrivere languidi versi, dedicare "Come si dovrebbe baciare" di Fried o una lirica dell'Achamtova), caro amico (tanti litigi, nessun giudizio) , comitiva di sconosciuti (allegri, giovali ma, sopratutto, s c o n o s c i u t i, bisogna aggiungere altro?), mentre cenate, bevete, ballate, semplicemente scambiate quattro chiacchiere. O, ancora, siedi dietro una scrivania, studiando (percorso universitario che hai scelto, pieno di sogni e speranze per quel futuro che ancora non ti spaventava così tanto), per lavoro (che, nonostante tutto, benedici a fine mese, anche se ti consente di concederti meno lussi di quanti necessiti), leggi il giornale (c'era freddo, eppure, puntuale, anche stamattina eri lì, con le monete già contate, per non perdere troppo tempo), stai per compilare il menù del giorno (sì, cucinare è poco piacevole; ti rifarai mangiando) o organizzando il prossimo viaggio (se ci fosse bisogno di spiegarvi perché in questa circostanza dovreste sentirvi felici, andate via da qui, immantinente!).

Sei sereno, felice, soddisfatto.

Ti guardi attorno. Dai un'occhiata a qualche social (maledetta versione aggiornata del gatto e la volpe di Collodi). Cerchi qualcosa in cui specchiarti: il pannello decorativo in latta che, appeso a qualche metro, da di te un'immagine fioca e ridicola; tra i piatti da portata custoditi, insieme alla polvere, in una parete attrezzata dentro cui hai incastonato la televisione. Ti vergogni, ma neanche tanto, a riflettere il ciuffo ribelle dentro il bicchiere, pieno di una cosa che stranamente ti piace. Continui ad osservare gli altri.

Sembravi sereno, felice, soddisfatto.

Poi hai ridimensionato te stesso e il valore che dai alle cose a cui tieni.

Avresti preferito guardare il film in compagnia, anche se molesta, ignorante, chiassosa.
Leggere un libro, una delle cose più belle del mondo, è un'attività che ti isola da un mondo che continui a disapprovare, ma ti mette comunque in crisi il fatto che tutti comprerebbero a peso d'oro qualcosa che non desideri.
Quel fidanzato, tanto caro, non è poi così romantico come ti aspettavi. Non è abbastanza alto, divertente, premuroso. E quella ragazza? L'hai corteggiata in modi così stravaganti e dispendiosi e adesso che ha, finalmente, ceduto, ti annoia, pur continuando ad essere la stessa di prima.
Con gli amici e conoscenti, va un po' da sé. Sono cari finché rimangono sulla soglia della tua vita, con garbo, senza lustrarsi i piedi sullo zerbino o mettersi in libertà una volta dentro casa.
Studio, lavoro, attualità sono argomenti sconsigliati, che mettono a dura prova anche gli animi più spartani.
Se il budget ve lo consentisse, andreste anche voi ad esplorare esotiche mete mainstream: come fanno tutti, come dovrebbero fare tutti e di conseguenza -pur amando il vivace grigio londinese, i castelli bavaresi, le sagre, gli sperduti paesini pedemontani, il silenzio dei ghiacciai- voi.

Trascorriamo le nostre vite in misure e paragoni imperfetti, perché non condotti a trecentosessanta gradi, con le vite altrui, di cui non sappiamo e, onestamente, credetemi, non vorremmo sapere.

Liberi di decidere, ci affanniamo per sottostare ad illogiche regole uniformanti.

Diamo per scontato che una scelta ponderata, desiderata e opportunamente realizzata da noi per la nostra felicità, sia meno soddisfacente di una pensata e messa in atto da altri per scopi a noi sconosciuti, che non ci apparterranno mai.

La felicità altrui -se di felicità si può parlare quando si è ritratti alle feste con i calici in mano o costretti in un matrimonio indesiderato- diminuisce forse la nostra?

Ma quanto siamo perversi con noi stessi?




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