Considerazioni personali sulla religione




Chi utilizza la religione per scopi politici, non è un credente.
Chi si serve della religione per scopi diversi da quelli che concerne il proprio percorso morale -edificazione del sé, implementare la propria educazione civica su temi socialmente rilevanti, studio continuo e ricerca nell'ottica di aprire la propria mente, gettare le fondamenta per uno stile di vita più adeguato alle proprie aspirazioni- non è un credente.
Chi è estremista, fanatico, ostile e utilizza il proprio credo per giustificare suoi personalissimi disagi mentali, non è un credente.

Chi ha partecipato al Family Day, se ancora doveste aver dubbi, non è un credente.

La mia potrebbe sembrare una visione abbastanza laica; in realtà, per me, cristiana cattolica praticante, la fede è Libertà.
Nient'altro che libertà dalle contingenze del mondo e, addirittura, dai dettami dogmatici che incatenano l'unica indicazione, l'Amore, attraverso le maglie del patetico rigorismo.

Chi vi vuole vendere il mito della famiglia perfetta, non è un credente ma un pazzo mitomane; uno dei tanti che - ogni domenica in Chiesa, volontariato insieme ai figli, fervente promotore di iniziative inutili, fondatore di associazioni culturali vicine al politicante di turno- dimentico della madre anziana e ammalata, si trastulla fra gruppi di preghiera ed impegni accuratamente selezionati per essere esibiti, vessillo di adamantine presenze inesistenti. (Chi mai potrebbe lodarti mentre riscaldi un po' di minestra o lavi il cesso, se rimani ad affaccendarti chiuso in casa di un parente? Meglio continuare a parlare in terza persona di te e, con finta modestia, dei pozzi scavati a mani nude in un villaggio di cui non ricordi il nome "però era africano").

Non è stato saggio, forse, scrivere di un argomento così importante per me, in preda allo sdegno corrente, ma sentivo fosse necessario dare un chiave di lettura diversa, in uno dei tanti momenti in cui, guardandosi attorno, l'ipocrisia ci toglie il respiro.

Gli esempi descritti in precedenza non vogliono, di certo, sminuire il valore di quelle attività; io stessa partecipo ai gruppi di preghiera, vado a Messa tutte le domeniche (addirittura, sono ministrante da quasi diciotto anni), offro il mio impegno e adoro fare volontariato. Paradossalmente, però, a differenza degli atei/agnostici/indifferenti, è raro che io scriva o parli di religione, fede, Chiesa. Se c'è un insegnamento che posso dire di praticare con totale dedizione è la discrezione "non sappia la tua sinistra quel che fa la destra".
Posso pregare benissimo anche nel nascondimento di casa, a lavoro, quando sono con gli altri, comportandomi come la persona che vorrei essere, esercitando l'attenzione verso i bisogni altrui, guidata da pazienza e rispetto sopratutto nelle circostanze e con gente che mi infastidisce.
Come me ma, di sicuro, molto meglio, milioni di persone, ogni giorno, si sforzano di fare del loro meglio senza, a tutti i costi, professarsi credenti. Queste persone, a differenza di chi millanta la propria appartenenza ad un credo, danno una testimonianza di fede più grande di tanti gesti eclatanti, empi, depauperati, carta straccia.
Credo che questa continua volontà di capire, di far del Bene, e non stupide parate retrograde, brandendo vessilli di costantiniana memoria, possa incentivare sempre più gente ad emulare l'esempio, ad avvicinarsi alla religione o semplicemente ad essere più tolleranti e meno intransigenti.


Piccola confessione a tema. Su questo spazio, qualche volta ho parlato di volontariato. Un po' me ne vergogno. Il picco massimo di scemenza l'ho raggiunto pubblicando su Instagram una foto che mi ritraeva insieme a dei bambini di una comunità che frequento. Non ho riflettuto abbastanza se fosse appropriato o meno, ero felice e volevo far conoscere un po' più di me agli utenti che, per scelta mia, accetto solo se non mi conoscono di persona. Non era mia intenzione ricevere un'applauso, né lo era tutte le volte in cui ho scritto di questo argomento. Piuttosto, l'esatto contrario, far capire quanto io sia terribilmente bisognosa di sentirmi utile. Cancellarla è stato come coprire le tracce di misfatto.




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