Volontariato: Donarsi come Stile di Vita




Warning: Post lungo e personale. L'impavido lettore si munisca di cibo ed acqua, eviti di stare al sole e faccia pause distensive fra un paragrafo e l'altro.


Lo stile di vita, a cui mi riferisco in questo blog e al quale tendo nella vita quotidiana, è un complesso di educazione, comportamenti e pensieri in continua evoluzione.


Un paio di mesi fa ho deciso di arricchire la mia vita intraprendendo una nuova esperienza dai risvolti inaspettati.
Una saggia consapevolezza: "sono una persona estremamente privilegiata" ed una forte necessità "voglio prendermi cura di qualcuno, con passione e con generosità. Ho bisogno di occuparmi ed aiutare qualcuno" mi hanno incoraggiata e spinta verso nuove realtà più autentiche. Non mi interessava inviare del denaro attraverso bollettini postali o adottare a distanza un altro fratello che non avrà mai le mie stesse possibilità e le mie stesse agevolazioni. Non cercavo una fra le tante ipocrite modalità con cui oggi ci si scarica la coscienza, non mi interessava partecipare all'ennesima serata di gala con asta di beneficenza. Non volevo fare discorsi ipotetici, non volevo decidere di organizzare per poi scoprire di non aver sufficiente tempo, non volevo chiedere consigli, sapendo la ritrosia che questo genere di iniziative trova nell'interlocutore (guarda questa stupida che vuol farsi bella scrivendo robe sull'altruismo, la generosità...). Volevo sentirmi davvero utile. Forse, volevo, anche, trovare la bontà del cuore, esercitare l'umiltà, ormai dimenticata da tempo, chiedere scusa per non aver adeguatamente manifestato la generosità, svincolarmi da una visione egocentrica e disinteressata della società.

---non volevo organizzare per poi scoprire di non aver sufficiente tempo...


Ieri ho concluso la mia prima collaborazione attiva presso una comunità di recupero per giovani pregiudicati e tossicodipendenti, che in realtà si occupa un po' di tutte le emergenze sociali ed elargisce, con grandi sorrisi, aiuto a chiunque ne abbia bisogno.
Le persone, volontari e assistiti, che ho avuto la fortuna di incontrare, mi hanno regalato i loro ricordi, i loro racconti, mi hanno accolta nella loro vita e mi hanno dato speranza.
La mia esperienza è stata talmente forte che non posso esimermi da condividerla.

Dopo aver visitato la struttura e aver dato la mia disponibilità (a.m.), mi hanno dato un grembiule e spedita in cucina. Ho trascorso, così, la mia prima giornata, friggendo un centinaio di cotolette, servendo ai tavoli e asciugando stoviglie, insieme a due fantastiche nonnine e ad altri due giovani volontari. Avendo a disposizione una figura in più, mi hanno, di volta in volta, indirizzata dove c'era più bisogno: ho portato generi di prima necessità in case di anziani abbandonati e disperatamente soli, ho pulito alloggi, rifatto letti, spazzato cortili, preparato pasti (a volte troppo salati o troppo insipidi, scusatemi), steso i panni al sole, ho cantato, girato per i quartieri più poveri di Catania facendo volantinaggio e aggregando bambini, parlato con vagabondi (la paura si è dissolta al primo sguardo, nonostante la sporcizia, nonostante il fetido alito alcolico).
Ho, anche, avuto la possibilità di aiutare attraverso le terapie di gruppo, il centro ricreativo diurno, i laboratori sociali e gli sportelli di collocamento, fra le mie esperienze preferite, quelle che aspettavo con maggior entusiasmo, durante le quali mi sono scoperta motivatrice, cantante, amica, persuasiva, confidente e ho, sopratutto, esercitato l'arte dell'ascolto.
Ho visto la sofferenza, il dolore, la solitudine, la disperazione, la fame, la tristezza, la desolazione a pochi metri dalle grandi boutique, dalla civiltà educata ed evoluta, dai meravigliosi monumenti in stile barocco, dalle fastose manifestazioni e da esclusivi ristoranti.
Ma ho anche potuto aiutare, pettinando ed intrecciando i capelli di Gessica (sì, fino a poco tempo fa non avrei rivolto la parola ad una persona con questo nome, maledetti pregiudizi), spacciatrice e consumatrice, aiutandola con il trucco (le ho gettato via l'eyeliner che ormai le aveva macchiato la palpebra) e consigliandole un paio di libri; ascoltando Salvatore, disoccupato e separato dalla moglie, con tre figli quasi sconosciuti: insieme abbiamo scritto il suo curriculum, alcune lettere di presentazione e ha, inoltre, avuto il piacere di conoscere questo strano aggeggio chiamato computer (come cupido non sono niente male); giocando a carte (e perdendo miseramente) con i ragazzi del centro diurno; asciugando le lacrime di tante mamme e mogli ferite; dando consigli (in stile Anthony Robbins dei poracci); condividendo le mie esperienze, mettendomi in gioco e piangendo insieme a loro; collaborando insieme ad assistenti sociali e psicologi; imparando tantissime tecniche di motivazione e collaborazione; cullando la piccola Denise mentre la madre frequentava la terapia.
Ho conosciuto Giuseppe "Peppone", Agatino "Tanino", Salvatore, Rosalba, Rosaria, Rossella, Roberto, Gianluigi, Orazio, e ancora Giuseppe e ancora Salvatore, Angelo ed Angela, Mario e Maria, Carmelo e Carmelo, Santoro detto "Tinuzzu", Alfio "Majcol", e ancora Gessica, Luisa, Martina "Mattea" e tante altre splendide persone.

Quello che ho fatto è banale, chiunque avrebbe potuto farlo, chiunque avrebbe potuto farlo meglio di me.

Quello che, invece, loro mi hanno donato, con le loro storie, con le loro esperienze e con la loro vita, è Straordinario! Priceless!! UNBELIEVABLE!!!

Non giudicare, MAI. Ama, SEMPRE. Accetta la sconfitta ma rialzati col sorriso. C'è sempre speranza. L'IMPEGNO è FONDAMENTALE in TUTTO. Impara a conoscere senza avere pregiudizi. Tutti possono migliorare e a tutti DEVE essere garantita una seconda possibilità. Bisogna saper farsi perdonare e bisogna saper perdonare realmente. La vita è un dono speciale, ma saper vivere in armonia con gli altri lo è ancor di più. Dal tunnel della droga SI PUO' venir fuori e da un "soggiorno forzato" dietro le sbarre si possono trovare le risorse per ripartire più forti e più motivati di prima. E' necessario, in ogni caso, essere disposti ad accettare la propria condizione e non disdegnare qualsiasi genere di sostegno. Non bisogna vergognarsi quando si ha necessità di chiedere aiuto. Non bisogna far sentire gli altri in obbligo, ma è doveroso accettare ogni gesto di gratitudine di quanti si vogliono sdebitare. E' necessario conoscere I VERI VALORI DELLA VITA (non sono il denaro, i possedimenti, la superbia, il potere, la pistola, i lussi, la prepotenza, l'individualismo), coltivarli, custodirli e vivere avendo come obiettivo il BENE.
...E' necessario conoscere i VERI VALORI DELLA VITA...

Non bisogna dimenticarsi degli altri quando si perseguono i propri obiettivi. Dai il tuo aiuto in misura a ciò che possiedi e a ciò che hai ricevuto (ricorda un po' Marx o le comuni, ma datemi retta, è l'unica cosa che si può fare). Impara e fai tuo questo concetto, espresso egregiamente della fantastica @Didonezombie



La bontà tutto può. Con la bontà si ottiene tutto! L'essere onesti paga, sempre. Non bisogna vedere le sbarre come una limitazione di libertà ma piuttosto come uno stimolo per capire, comprendere, educarsi e risorgere come l'Araba Fenice. Se la società ha paura del tuo passato, chiedi aiuto alle comunità specializzate nella ricerca e nel reinserimento di pregiudicati nel mondo del lavoro. MAI omologarsi: scegliere la propria identità nel rispetto degli altri ma anche (e sopratutto) nel rispetto delle nostre inclinazioni, delle nostre passioni e delle nostre ispirazioni. Aspiriamo alla bellezza del cuore: essa si rifletterà nelle nostre azioni. Un cucchiaino di miele raduna più mosche che un intero barile di fiele: essere buoni è la ricompensa più grande.

 





Da una comoda poltrona, fra libri e ogni sorta di comodità superflua, scrivo righe su righe di gratitudine per tutte le persone che mi hanno regalato la possibilità di conoscere e capire, di arricchire la mia vita, di sanare il mio cuore. Inutile scrivere che sono aperta a tutte le possibilità e le tipologie di volontariato che si prospetteranno sul mio cammino o che mi saranno offerte da qualche gentile lettore. Grazie.



Ieri, dopo esser ritornata a casa, motivata, felice, entusiasta, ho composto due numeri di telefono: per dire "Ti ringrazio per l'aiuto e per il sostegno che mi hai dato. Il tuo grande affetto e la tua vicinanza sono stati una manna dal cielo per me, ma adesso è tempo che io vada"
e per dire "Affrettati, sono qui e finalmente sono serena. Dimentichiamo le inutili discussioni, i sogni infranti, le incomprensioni, gli egoismi, le cattiverie, il dolore. Affrettati, del doman non v'è certezza!" Non sono sicura che le mie parole abbiano avuto la stessa forza prorompente dei brevi passi appena scritti, giacché ho avuto in dono la scrittura ma non la dialettica, ma spero che le mie intenzioni siano state comprese.






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