Spocarsi



 Bisogna sporcarsi. Sempre. Di penna e filamenti di gomma da cancellare. Di sudore, proprio e altrui. Dell'orrido alone che le promesse non mantenute lasciano sull'anima. Alone stanco e possente. Del profumo con cui copiosamente irrori le infinite pagine di una straziante lettera, scritta, quasi, con il proprio respiro, il proprio sangue, la propria pelle. Di addii che non riescono a consolare. Di decisioni che aiutano e di decisioni che ti fanno crollare.

 Bisogna sporcarsi senza paura. Di messaggi che non hanno ricevuto risposta. Di mail fastidiose. Di lacrime. Di sentimenti e sentimentalismi. Di verità, di quella Verità che risiede nei cuori, incontaminata, vittoriosa. Di audaci e spasmodici momenti in cui tutto puoi e tutto fai. Di rinunce e di sacrifici. Di lontananza. Di nuovi odori. Di nuove abitudini. Di, anelate e finalmente ricevute, telefonate nel cuore della notte "solo per sapere come stai, se sei sveglia, se leggi il libro di cui mi hai parlato stasera e di cui non ricordo neppure il nome, se mi pensi, almeno un po'". E di risposte di cui si ha paura "no, non stavo dormendo, e sì, leggevo, ma non quel libro. Leggevo e pensavo al passato, ancora troppo presente per poterti pensare, almeno un po'".

 Bisogna sapersi sporcare. Di sogni ad occhi aperti. Di cieli stellati. Di ricordi incantevoli. Di voci e di frasi. Dei solchi lasciati nel cuore dalle pagine di un libro. Di bellezza soggettiva e mozzafiato. Di film. Di persone. Di magnificenza. Di ardore. Di speranza.



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