La piccola (s)fortuna




L'aver capito, fin da bambina, che non a tutti può piacere ciò che piace a me, è la mia piccola fortuna.

  Ho sperimentato la tolleranza quando i miei compagni si ostinavano a trascorrere i torridi pomeriggi estivi a sbucciarsi le ginocchia, nei maldestri tentativi di sfrecciare in bicicletta, ed io correvo via, fra le campagne, con il fido zainetto di tela a righe bianche rosse e blu e, dopo aver raccolto un consistente mazzolino di margherite e papaveri, mi sedevo a leggere sul letto in secca di un rigagnolo, pensando a quanto sarebbe stato bello se, improvvisamente, fosse scesa l'acqua dal "vallone".


Già, nell'estate del mio ottavo compleanno, sapevo che non mi sarebbe piaciuto dover chiedere a qualcuno di lasciare i propri interessi per seguire me o adeguarsi ai miei.

  Per ottenere la totale libertà che arbitrariamente elargisco a tutti coloro che si accostano a me non occorre nulla.
  Da sempre e senza emettere sentenze o giudizi di sorta, mi piace condurre una vita che sia autenticamente mia, che sia simbolo del mio stile di vita, che mi rappresenti, senza coinvolgere chi, oggettivamente, ha preferenze diverse dalle mie.
   Non è semplice, ma la ricerca di uno stile flessibile e, al tempo stesso, coerente mi aiuta molto nell'ardua impresa.

  Di tolleranza perisco, quando, invece, esercito un'auto-moderazione nei rapporti con coloro che vogliono -per loro stessa, libera, ammissione- far parte della mia vita.
   Cercando di non piegare nessuno al mio volere, la mia schiena finisce per spezzarsi sotto il peso dell'ingordigia e dell'assoluta mancanza di rispetto "da parte di chi dovrebbe rispettarti davvero, perché asserisce di conoscerti e di amarti per ciò che sei".

   Dovessi chiedere ai miei amici, ad alcuni componenti della mia famiglia o ai ragazzi e agli uomini che si sono succeduti negli anni, quasi nessuno saprebbe rispondere a delle semplici domande riguardo le mie preferenze, le mie passioni, e questo ha causato non pochi momenti di imbarazzo ed interminabili alterchi, che gli annali annoverano fra i momenti più bui dell'esistenza.

    Scioccamente e caparbiamente, nonostante TUTTE le mie esperienze mi abbiano smentito, credo, fortemente, che sia normale rendere la vita di chi ti sta accanto un piccolo angolo di paradiso. Credo sia normale interessarsi attivamente degli altri, conoscerne i bisogni e gli interessi, realizzarne i desideri o non deluderne le aspettative.

   Mi disgusta sapere che esiste ancora una categoria di persone che pensa di approfittarsi della disponibilità altrui.  Bisogna avere il coraggio di affermare con la propria vita che

 l'Egoismo è un sentimento umiliante per l'intero genere umano;

che i favori sono fatti anche per essere ricambiati e non solo per essere pretesi; che la riconoscenza è un evergreen; che "tutto intorno a te" è lo slogan, mal riuscito, dei perdenti; che le parole "per favore" e "grazie" non le ha inventate il Papa, e quindi possono essere utilizzate da tutti, anche da atei, agnostici e diverse confessioni, perché l'educazione è alla portata di qualsiasi credo, colore ed estrazione sociale.


   Negli ultimi anni, nell'esercizio della mia piccola fortuna, nell'operare la tolleranza, ho maturato un semplice desiderio di smisurata ricchezza. 
    E' un sogno ricorrente ed incantevole: qualcuno che, senza pretendere nulla da me, si prenda la responsabilità di farmi felice.

 



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