Educazione o debolezza?



La mia assenza, per la cui giustificazione posso produrre documenti, certificati, disegni su carta carbone e tutto in triplice copia, è stata causata da pensieri poco edificanti sulla vita, la morte, le relazioni, le persone e gli esseri che ritengono, impropriamente, di potersi fregiare del titolo di "persona".
In questo delizioso periodo sono successe le peggiori catastrofi filosofiche che possono inondare la spiaggia assolata dell'anima di una giovane donna che si affaccia, con stupore e paura, dal balcone della sua personale torre di fine marmo rosa dal sapore rinascimentale, sapientemente costruita a protezione del suo, ancor acerbo, spirito.
Ho tanto aspettato che il silenzio venisse portato via, e mi sono sorpresa a trattenerlo, mentre il caos tuonava alla porta d'ingresso. Naturalmente, ho aperto. Anche ai disturbatori deve essere garantita una possibilità. Anche i maleducati hanno diritto a potersi scusare. Anche i nemici possono chiedere ed ottenere la redenzione. E la domanda si è spontaneamente palesata dall'emisfero sinistro, quello preciso, razionale, matematico, scientifico.


La ricerca e il costante mantenimento della compostezza sono sintomi di educazione o debolezza?

Chiusa la porta, sono scivolata per terra, poggiando l'orecchio sulla gelida piastrella in cotto, che avrebbe, poi, raccolto le mie lacrime.


La naturalezza con cui, al primo sintomo, al primo sentimento, alla prima lacrima, si manifestano i ricordi tristi, mi ha sempre terrorizzata. L'uomo cerca la felicità ma, paradossalmente, rimane, con grande tenacia, legato a tutte le esperienze negative delle sua vita. Alcuni hanno persino avuto il coraggio di paragonare le esperienze negative a moderne insegnanti, maestre di vita personali che ci aiutano a non commettere gli stessi errori.
(Vogliamo, cortesemente, dire a questo genio, di indiscutibile virtù, che siamo favorevolmente disposti a stipulare con Lui un contratto di donazione, nel quale cediamo tutti i nostri errori, sconfitte, paure, tristezze, al fine di poterLo aiutare ad affinare e completare la sua ricerca, e permettergli una rara e solitaria elezione ad Unico Maestro Sapiente della somma ed edificante esperienza umana?)

Dunque, mi sovvennero diverse esperienze, in cui il labile confine tra educazione e debolezza rischiò di confondersi e di confondermi. Le seguenti, fra le poche che riesco a scrivere, condividere, affrontare.

Come quando, il mio professore di greco mi disse, davanti agli altri studenti,paradossalmente tutti presenti, che sapevo vendermi bene. Come se si potesse paragonare un'interrogazione al meretricio. Sedare la rabbia per un insulto così grave e meschino e non cedere all'istinto di afferrare ogni complemento d'arredo di quella pulciosa e polverosa aula e lanciarlo, con veemenza, contro il suddetto insegnante, sono stati sentimenti che ho saputo gestire brillantemente.
Ho sorriso e continuato, a disattendere ogni suo consiglio-ordine per tutte le altre persone dotate di una lingua lunga e umidiccia- per un accrescimento culturale complementare. Dignity is priceless.  -aggiornamento di costume. Era talmente lungimirante da puntare tutto sulla tecnologia finlandese. Per la sconfinata serie: chi segue gli altri non arriva mai primo-.

Come quando, invitata ad una conferenza organizzata da un partito politico che notoriamente disprezzo, ho scritto un articolo gentile e molto generoso, soprattutto nei confronti di un povero analfabeta, che dicono si sia laureato nella mia facoltà, il quale non è stato capace di formulare, in un discorso di sette minuti, una e dico una sola frase di senso compiuto attinente al programma, alle proposte, alla serata che lui stesso aveva aiutato ad organizzare. Tant'è che il mio articolo è pure finito nel sito del suo fantomatico pigmalione. Mantenendo un comportamento estremamente gentile, facendo tacere la mia sconfinata vena critica, ho dimostrato che non sempre i sotterfugi, le beghe e le vendette rappresentino il modo migliore per crescere e vivere, e ho regalato una lezione di stile di vita a tutti i tirapiedi che hanno voglia di imparare o, almeno, sognare. Ho avuto grande pietà di questi poveri giovani che hanno avuto il coraggio (leggasi pochezza o perfidia, a vostro buon cuore) di prendere la parola. La pietà è un sentimento dettato da debolezza o educazione?

Come quando, mi sono giustificata perché provavo amore. E l'insensibilità si è impadronita della mia cara interlocutrice tanto da impedirle di vedere oltre l'odio e il rancore e l'invidia. Tanto da perdermi volontariamente.

Come quando, ad un concorso indetto da una banca locale, a vincere è stata la figlia di un correntista, grande amico del direttore della filiale acese. A me, povera e sciocca autrice di un lunghissimo tema sulla solidarietà diedero una targa ricordo, mentre la vincitrice arrivò alla premiazione con indosso il regalo comprato con i soldi del premio che aveva, stranamente, ricevuto prima della proclamazione. L'onestà aveva, finalmente, bussato alla porta della mia stanza da dodicenne, per omaggiarmi con la sua spudoratezza.

Come quando, si chiede sinceramente scusa per un errore di immagine, forma, estetico, commesso ingenuamente ed involontariamente, e ci si deve sorbire degli interminabili rimbrotti che prendono le sembianze di spiegazioni. Anche in quel caso, disponibilità, numeri di telefono privati, reale voglia di un confronto amichevole, non sono serviti a nulla.

Qualcuno di molto autorevole, dove per autorevolezza si intende una scala di valori arbitrariamente stabiliti e calibrati dalla sottoscritta, disse che ho la tendenza ad accontentare le persone che mi sono vicine. Che, seppur in modo confusionario, cerco sempre di mostrare il lato migliore, cosa che facciamo un po' tutti.

La triste realtà insegna che la maggior parte dei comportamenti gentili sono derisi dalla moltitudine indistinta di persone ed aspiranti persone; che dobbiamo abituarci alla continua lotta quotidiana, come se la vita fosse una trincea per noi, privilegiati occidentali; che dobbiamo abituarci a vedere la cattiveria anche nelle azioni disinteressante e reagire di conseguenza, con l'aggressività che si confà al nostro stadio evolutivo.


Se venisse accertata la mia debolezza, se la forza d'animo non avesse altra espressione all'infuori della rabbia...

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