Obblighi del blogger




L'unico obbligo che questo blog mi ha imposto è quello con me stessa. Non ho lettori fissi, non ho una schiera di lovers 'n haters che commenta imperterrita. Per aiutare ed incentivare gli altri a seguirmi non ho creato una pagina facebook e non ho regalato nulla. Le mie lettere non ricevono nessun sostegno né morale né economico, giacché non ho intenzione di inserire i banner pubblicitari. Inoltre, mi chiedo quali ipotetiche aziende o personaggi potrebbero mettere il loro logo e il loro nome fra un post di filosofia di vita e uno sulle relazioni: cliniche psichiatriche, sessuologi, chiromanti, scuole di buone maniere, avvocati? 

Chi apre un blog per lavoro ha meno obblighi. Ogni post ha uno scopo preciso. Non si spreca del tempo perché scrivendo si lavora.
Chi non è soggetto a pressanti obblighi morali dovrebbe avere la buona educazione di accettare non solo le lodi della madre o del migliore amico, ma sopratutto le critiche.
Parliamoci chiaro, voi volete vendere. Volete vendere un po' di voi, del vostro tempo, dei vostri progetti. Le invenzioni pubblicitarie potrebbero essere originali, intuitive, speciali. Ma se qualcuno non trova il prodotto interessante deve avere la possibilità di dirlo senza essere messo alla gogna.
Non siate così introversi ed egocentrici. Non è un attacco alla vostra persona. Le vostre idee, principi e valori -se sono stati espressi in totale libertà- non potranno essere messi in discussione e giudicati da nessuno.
Accettare le opinioni altrui con garbo e morigeratezza potrebbe anche farvi vendere di più. Mettetevi una mano sul cuore e l'altra dentro la tasca e seguite la strada che vi alletta maggiormente. Senza ipocrisia. Senza virtuali crisi isteriche da commenti inopportuni. Non dovete provare vergogna nel seguire la strada del denaro e non dovete contestare chi fa notare che il re è nudo.
Inutili e poco edificanti le discussioni in cui vi giustificate e calunniate chi si comporta diversamente.
Estendo queste semplici osservazioni anche a coloro che scrivono per la propria e/o altrui azienda, il proprio politico, e per tutti coloro che mettono la propria sagacia a servizio di mecenati mercenari.

Scrivevo, l'unico obbligo che questo blog mi ha imposto è quello con me stessa. Perché, pur amando le agende, tendo a scrivere in eccesso di sogni e speranze che puntualmente non si traducono in benefici reali. Quindi, incolpando inconsciamente il mio eccessivo bisogno di scrivere, abbandono i resoconti quotidiani e mi dedico ai disegni, alla pedissequa collazione di frasi tratte dai libri che leggo, ai viaggi, agli appuntamenti. Dal quotidiano letterario al quotidiano oggettivo e poco aggiornato. 

Non godo di buona memoria degli avvenimenti e, abbandonando uno stile di compilazione particolareggiato, mi ritrovo sempre con ricordi meno vividi. E' strano dimenticare telefonate, pomeriggi, incontri poco rilevanti, ma succede con più frequenza nei periodi in cui la tua volontà non riesce ad imporsi sulle situazioni. 


La scrittura dovrebbe rappresentare la mia chiave di lettura. Ma, in questo mondo, così immediato e poco riflessivo, non c'è spazio per le metafore. Conoscere noi stessi è davvero difficile. Conoscere gli altri è indifferente. L'interesse ci domina ed i sentimenti non riescono ad emergere. La gratuità dei rapporti è andata perduta.






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