Le "inattese" conseguenze di un film




Tra le duecentocinquantatré bozze che potevano beneficiare di munifica pubblicazione, esiste questo post in cui io avevo scelto di non esserci.

Seguono, infatti, i commenti su WhatsApp dei miei quattro accompagnatori - professionisti, quasi quarantenni, laureati e con almeno due qualifiche post lauream, tre dei quali conosco appena da qualche tempo- dopo la cruenta visione del mainstream drama "Colpa delle stelle".

Alle 7.11 del giorno successivo, Giorgio crea un gruppo su WhatsApp in cui inserisce la moglie, Daniela, il suo amico, Salvatore, l'altro amico, Davide, e me.
Dopo averci augurato il buongiorno, esordisce così:

"Meditazione metafisica che volevo scrivere ieri, ma stavo morendo di sonno. La manifestazione autentica che non siamo padroni della nostra esistenza è la vita stessa, la morte e gli incontri che facciamo quotidianamente. Il film di ieri forse avrà fatto riflettere migliaia di gente (MIGLIAIA DI GENTE) sulla vita e sulla morte; a me ha fatto riflettere sugli incontri. Si perché, feriti o meno, che lo vogliamo meno, la vita è un continuo susseguirsi di incontri e tutti anche i più banali lasciano il segno. Io sono pieno di lividi di incontri, e da qualche parte non ho solo lividi ma proprio piaghe, che se non medico con attenzione ogni giorno, rischio che si impadroniscano completamente della mia vita. Ma non faccio tutto da solo, c'è Daniela, ci siete voi. Incontri meravigliosi con i quali condivido tutto il mio essere! Incontri speciali che lasciano il segno, non un livido, la voglia di andare avanti!"

8.01 Daniela, la moglie, degna il marito di una risposta:

"Buongiorno ragazzi. La dimostrazione di come un semplice incontro possa diventare qualcosa di più speciale... Augustus mentre consumava la propria vita in realtà stava donando attimi di vita vera a chi stava sopravvivendo... Insomma, quello che tu (si rivolge al marito, presumendo un dialogo) ti sei ritrovato a fare per me quando, citando il film, lentamente ci innamorammo come quando ci si addormenta profondamente. Se facciamo parte di questo gruppo su whatsapp è perché un incontro, nella vita, ce l'ha cambiata,,, e le nostre singole monadi si sono incrociate... vi voglio bene"

8.34 Salvatore, single:

"Buongiorno ragazzi, ieri il film è stato davvero molto molto (MOLTO MOLTO) toccante e significativo dimostrazione che l'amore, quello vero (specifichiamo, in caso di fake o contraffazioni) supera ogni cosa anche la morte in quel caso. Sono molto (non più MOLTO MOLTO) contento di averlo visto insieme a voi. Grazie amici vi voglio bene"

E poi, alle 9.15, la catastrofe, Davide:

"Buongiorno, questo film fa capire, a chi ancora fa orecchie da mercante (velatissima allusione alla sottoscritta), che quando si ama davvero una persona non c'è niente che possa ostacolarci dal dimostrare il nostro sentimento, financo il non essere ricambiati. Perché io amo una persona per quello che è, amo i suoi lati migliori e non ho paura dei difetti, amo la sua interiorità, e per me è la persona più bella del mondo. E non c'è malattia, neppure il cancro, che può cambiare questo sentimento. Che il perdono e le chance non dovrebbero essere lesinate, perché tutti possiamo sbagliare e tutti possiamo essere perdonati. Ed io, che ho fatto esperienza di perdono da pochissimo tempo (continua a pungolarmi) so che è meraviglioso quando una persona che credevi persa per sempre ritorna da te. Dovremmo smetterla di pensare alla perfezione: nessuno è perfetto, nessuno è immortale. Bisogna vivere adesso perché domani è, non potrebbe essere, ma E' troppo tardi".

L'unica ventenne del gruppo, quella statisticamente più soggetta ad un revival adolescenziale, non ha risposto. 

Non ho potuto non soffermarmi sull'uso spropositato di faccine che mandano baci, cuori, stelle, persone che si tengono per mano, tanto da sperare in un solenne scherzo da prete, di quelli talmente idioti da lasciarmi inebetita e sconcertata. Non me la sono sentita di scrivere ciò che penso davvero di questo film a delle persone che conosco appena e già mi scrivono "Ti voglio bene". Non sono riuscita a scrivere due o tre frasi al solo scopo di far crollare i loro castelli d'amore e amicizia e generosità fraterna.

Avevo deciso di non esserci ma, come sempre, sia disfatta la mia volontà.

Al quinto giorno di silenzio, Davide, durante la solita telefonata in pausa pranzo, mi rimprovera. I suoi amici (e anche lui) si sono dispiaciuti del fatto che io non abbia voluto esternare le mie emozioni, i miei sentimenti, e, sopratutto (SOPRATUTTO) non abbia voluto ricambiare il loro affetto.

No. Non ho risposto alla palese provocazione. E sono felice di aver ignorato Davide e gli amici imprenditori/banchieri/sociopatici, di non aver scatenato il ginepraio che sicuramente avrebbe suscitato il mio punto di vista:

Augustus, che ha sofferto l'orrore della malattia e ha temuto per la sua vita prima di poter sperimentare, praticamente e idealmente, in cosa consistesse vivere, ha capito che è inutile perdere tempo e che non c'è niente di male nel dichiarare e dimostrare i propri sentimenti.
NOI NO! Noi non siamo ammalati di cancro. Siamo stupidi ed egoisti ed egocentrici. Noi elemosiniamo attenzioni, abbozzando relazioni che non meritano questo nome. A noi, sani, invincibili, forti, non sarà mai dato di comprendere che sprechiamo un'abominevole quantità di tempo dietro malintesi, incomprensioni e gelosie. Noi non meritiamo l'amore che pretendiamo per noi. Se qualcuno dimostra impazienza, terrorizzati, abbandoniamo il terreno di gioco. Ricordiamo, poi, che la misura dell'amore è composta anche dal desiderio, dalla voglia, dalla stessa impazienza, che abbiamo rifiutato, di stare insieme al nostro amato, quando quest'ultimo si divincola. Ci piace perdere tempo, illusi di possederlo, con persone e in situazioni che non meritano la nostra attenzione.
Augustus non aveva paura di guardare ciò che è bello, non permetteva che le circostanze formali gli evitassero di godere di un momento di gioia, di fare un complimento, di dimostrare il proprio amore. La malattia lo ha guarito dall'ipocrisia e gli ha donato una vita autentica seppur breve. Noi, vigorosi ed immortali, non vogliamo vivere l'amore in onestà con noi stessi e con i nostri cari. Sprechiamo un dono e non proviamo vergogna.



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