Ascoltare per intendere



Quando vogliamo ammonire qualcuno, al posto del solito cliché “te l’avevo detto”, in siciliano utilizziamo l’espressione “non m’ascustati” (non mi hai ascoltato) declinabile secondo i propri costumi in “picchì non m’ascustasti?” (perché non mi hai ascoltato?) “avissi ascutatu a mia” (se mi avessi ascoltato) “non pigghiasti i mo paroli” (non hai preso per buono quello che ti ho detto).
Il verbo ascoltare assume la funzione di regola: chi ti ascolta, non passivamente, segue i tuoi consigli.
Quel “non passivamente” è condizione necessaria. Chi guarda senza vedere, chi legge senza capire, chi ascolta senza intendere, non può recepire il dettame, perché non può seguire regole di vita chi non vive.

In alcuni casi, l’ascoltare è condizionato dalle nostre esperienze.
Chi ha ottenuto risultati negativi nello svolgimento di una determinata attività, stenterà a credere ai complimenti che lodano la sua perizia nell’esercizio di essa.

Una concatenazione di esperienze e stile di vita, mi ha sempre portata a ricevere molti più complimenti -sinceri e non interessati- circa la mia bravura che la mia bellezza. Mi è stato detto che la mia serietà formale respinge i complimenti di natura frivola: "se ti dicessi che sei solo bella non ti offenderesti?". Mi è stato detto che i complimenti alla bellezza vengono fatti alle donne che si curano solo di quell’aspetto, trascurando la parte più importante della vita: "ad una che pensa solo a farsi le foto su Facebook, e poi non sa scrivere niente di serio che cosa puoi dire?".
Poi è arrivato Davide. In tutte le ore di ogni giorno, ha sempre trovato il modo per dirmi o scrivermi che sono bella. La più bella fra tutte. Bellissima. Senza sminuire la mia bravura, mi ha esaltata attraverso la sublimazione del canone greco kalòs kai agathòs. Ma io, che non ero abituata, non l’ho ascoltato.

Solo adesso, dopo un anno, ci credo anch’io, e non mi sento lusingata, anzi, accolgo i suoi complimenti come una semplice constatazione. Non mi sono mai sentita tanto bella e apprezzata come adesso. E lo sono perché è riuscito a farmelo capire. Ed io l’ho inteso perché ho ascoltato con attenzione. Ho ascoltato e capito che i suoi non sono complimenti ma osservazioni oggettive di una persona che trascorre con me molto tempo, ha cura di me e sta imparando a conoscermi oltre la mia bellezza esteriore.
Quando lui dice bella io sento il suo riguardo, la sua considerazione, il suo rispetto nei miei confronti; vuole dirmi che non si è accontentato di una fra tante, ma ha scelto la persona migliore da corteggiare, da rispettare, da elogiare.


Sapere di essermi persa, pur avendo dato, questo rispetto e questa alta considerazione in tutti questi anni, mi fa stare male. Mi fa capire che non devo guardare al passato, che ho vissuto una condizione di sottomissione dolorosa ed immotivata. Che chi ama davvero trova sempre il modo di fartelo capire senza farti aspettare e senza pretendere nulla in cambio. 



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