Essere senza dover chiedere Scusa




Negli ultimi sei anni ho conosciuto molta più gente di quanto avessi nei restanti quindici.
Le esperienze si sono quadruplicate, così come i momenti aggregativi, gli eventi di socializzazione. Di Social ci sono stati l'avvento dei network, la scelta dei partner attraverso le volgari fotografie ammiccanti, le prime esperienze "mature" con il sesso forte, annessi e connessi all'ambiente universitario, i viaggi, le vacanze studio, le chiacchiere notturne con gli sconosciuti su google+ e twitter, gli stalker, the last but not the least i feticisti di instagram "perché non pubblichi mai foto di te tutta intera?" e quelli che googlano "verginità vitainstile" o "scene di stupri".
Attraverso un'accurata analisi statistica, che neppure Odifreddi, sono stati stabiliti degli importanti valori percentuale riguardo alla mia vita sociale che, stranamente, si è rivelata poco vivace e ricca di incontri.

Ebbene, in sei lunghissimi anni, solo 4 persone su una media di 350 mi hanno rivolto la parola scusa:
2/4 per chiedere informazioni o favori "scusa, hai da accendere? scusi,saprebbe per caso indicarmi il Teatro Bellini? scusi,potrebbe farmi spazio? scusa,potresti darmi i tuoi appunti? scusa, mi dai il/la tuo/tua numero/indirizzo email/indirizzo di casa/fotografia/cellulare/bicchiere/" e altre richieste imbarazzanti (quando si chiede un certo genere di attività o favori non si deve mai iniziare la frase con scusa) che, tranquillamente, vi risparmio;
1/4 fingendo al fine di interrompere conversazioni;
1/4 per introdurre invettive di cui non avrebbe presentato le sue scuse;
4/4 senza provare nessuno di questi sentimenti rimorso/gratitudine/pentimento/vergogna/umiliazione/empatia/rispetto/sacrificio/gentilezza/onestà.

Instead, in questo meraviglioso periodo che dura sei anni ho imparato il valore del sentirsi chiedere scusa.
Ho imparato il valore di qualcosa che non conosco, dalla sua dirompente assenza, dalla sua difficile manifestazione, dalla insensata mancanza. 
Si avverte il rumore del silente scusa, un tonfo cupo e secco. L'odore, di burro d'arachidi rancido. Il gusto, da reflusso gastrointestinale. Il dolore, dieci appuntiti sassolini nelle scarpe.

Paradossale vivere con la costante esigenza di chiedere con
rimorso/gratitudine/pentimento/vergogna/umiliazione/empatia/rispetto/sacrificio/gentilezza/onestà scusa e dire sempre grazie.
Paradossale dover scrivere questo post, avendo consapevolezza della diversità qualificante.

Urgente, invece, scrivere breve memorandum sullo stile di vita interiore, applicabile da questo stesso istante. Per vivere e per risplendere, anche esteriormente. E tu, sì, anche tu, lettore inconsapevole, giunto qui per fato, promettilo anche tu. Prometti a te stesso di

Essere. Essere senza dover chiedere Scusa. Fortemente Essere.




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