L'inganno della parabola





L'osservazione ragionevole delle mie giornate sembra constare unicamente delle stesura di queste pagine. Nulla di più. Con ineffabile solerzia, resuscito i tempi morti con libri e musica, lasciando che siano i pensieri altrui a lambiccare il mio cervello. Ostruisco questo flusso ed essi si appropriano del tempo destinato ad altro.
Nasce così la riflessione sull'inganno della parabola, facendo altro. Precisamente, nel tentativo di non uccidere ciclisti sulla statale.

Come la metafora delle pecore da pascere, topos ricorrente nei vangeli per rendere esaustivo il concetto di cura ad una maggioranza che vive di pastorizia, così anch'io mi sono adoperata negli anni a chiarire cos'è una relazione con l'aiuto di numerose parabole.

Mi sono servita di Goleman e Robbins per confutare le loro teorie, almeno in ambito sentimentale, per spiegare come l'Amore non abbia a che fare con il tornaconto personale. Le moderne tecnologie mi hanno aiutata a distrarre un patito di pornografia e calcio da queste passioni leggermente infantili. L'annosa scusa della giovane età mi è stata utile quando mi sono sottratta ai miei doveri di donna di Willendorf. Giacobbo mi ha aiutato a far comprendere come le seghe mentali siano solo concentrati di ansia e minino la fiducia fra due compagni. Da esempi (dichiaratamente romanzati) degli amici, raccontati con naturalezza e conclusi sempre con la retorica "tu non ti comporteresti mai così, vero?" , instillare l'infima speranza di essere migliore degli altri come supporto motivazionale. Per sostenere le malattie dell'anima e rendere quieti i giorni in anni terribili, le silenziose argomentazioni dei baci persuasivi.
Infine, le innumerevoli volte in cui mi sono appassionata ad ambiti e argomenti alieni, dal tasso di interesse composto all'attività di lobbying, passando per l'Islanda e la fisiologia di base. In fondo, è stato come imparare delle nuove lingue; cercare punti di contatto, nessi, chiavi di lettura, per comprendere, conoscere, tradurre i comportamenti e godere a pieno delle sfuriate come delle gioie, per evitare ciò che mi ha da sempre spaventata: non capire.
E sapeste quante parabole sentimentali si possono creare citando la membrana cellulare, l'anodo ed il catodo, il fenomeno nimby, l'investimento ad alto rischio...

Di me, le piccole cose di pessimo gusto non sono mai emerse. Almeno, non così tanto da destar curiosità.
L'inganno, è indubbio, continua ad essere perpetrato dal narratore (da me, insomma). Sembra che parli, che racconti molto della propria vita. Eppure, è un enigma, perfino per sé stesso. Suggestiona, certo. Ma sobillare non è mai stato nel mio interesse.



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