Compagno




Ho sempre trovato grotteschi quei ragazzi del mio liceo che, fra una canna e un dread, elemosinavano il voto per la rappresentanza d'istituto. Quelli che asserivano di aver trascorso l'estate a leggere i filosofi rossi tra le fresche frasche, perché il mare fa troppo borghese, ascoltando Capossela durante una passeggiata sull'Etna, e che, ovviamente, si professavano atei, agnostici, apolidi religiosi, non credenti, quindi compagni, come se l'appartenenza a questa categoria escludesse automaticamente una sfera religiosa.
Ah, pasionari studenti di storia, greco e latino, votati alla dura lotta ma incapaci di risalire all'etimologia del termine.
"i soldati delle milizie latine, durante le soste, solevano mettere insieme le vettovaglie per condividerle; da qui, il termine, cum (con; insieme) panis che indicava la persona con cui si spartisce il cibo, con la quale desinare insieme". 
Ed è così strano come una persona, che afferma di aver -divorato "Il Manifesto del Partito Comunista" in una sola notte- e, contemporaneamente, ha ricevuto tutti i sacramenti, non riesca a fare quel breve salto logico che rimanda questo termine alla tradizione religiosa, a "Lo riconobbero dallo spezzare il pane".

In Italia, sono stati definiti "compagni", individui nemici sia della res publica che del potere spirituale, anche non palesemente. Ma a causa de "la perdita dei valori e delle ideologie, la società liquida, la massoneria, le lobby, la mafia, la cattiva maestra televisione", ormai, la parola "compagno" designa una realtà sociale molto distante da quella rivendicata in gioventù.

Smessi i panni con i teschi, le magliette dei Ramones, l'eyeliner e lo smalto nero, la schiuma di quella prima birra che ha ubriacato e rintronato tutta la comitiva, adesso gli ex compagni del liceo hanno come unico scopo la cosiddetta "sistemazione" in senso lato.

Dalla partecipazione ad ogni occasione per bigiare, sfogare la rabbia sui beni pubblici, inveire contro gli agenti  corteo contro lo Stato, ai concorsi pubblici nelle forze armate; dalla ragazza del secondo piano, scelta seguendo ciecamente vincolanti e restrittivi criteri estetici, alla fidanzata da presentare ai genitori, perché iscritta in ingegneria o proveniente da famiglia benestante; dai volantini per sensibilizzare l'opinione pubblica, al cagnolino legato al guard rail durante l'esodo estivo -ché la montagna, gli insetti e la terra, hanno stufato-; dal mercatino del libro usato, alle crisi di pianto per la batteria al 2%; dal filo d'erba legato dall'anulare sinistro come simbolo del "per sempre" con cui hai rotto la settimana successiva, alla pretesa dell'anello Tiffany in argento che si annerisce in 3,2,1; dalle treccine al parrucchiere una volta settimana; dall'orgoglio, all'elemosinare un posto di lavoro da precario dopo ore, giorni, mesi, anni di anticamera in una qualsiasi segreteria politica; dalle relazioni aperte, che fanno così bohémien, all'orologio biologico che ti fa decidere di legarti "finché morte non vi separi" al primo stupido che strabuzza gli occhi per te/alla prima donna che decide di ignorarti, non chiamandoti per prima e non cedendo alle tue compassate moine; dallo stupore entusiasta, all'isterico bicchiere di vino delle nove del mattino.

Da compagni, proletari, di lotta, a compagni, wannabe borghesi, di analista, il passo è breve.





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