Assuefarsi all'oblio





Essere felice solo grazie al pensiero di un altro che vorrebbe fare un piccolo gesto. Non richiamare chi ti dice "beh, qualche volta potresti pure tu farti sentire". Non guardarsi più alle spalle. 

Decretare l'assenza, la fine dell'era.

Ricordarsi, adesso che si sta bene, di essere serena, quindi, felice. Scriverlo sulla propria agenda, come promemoria di tutti i giorni per i giorni avvenire. 

Smetterla di ricordare, assuefarsi all'oblio. Non si ripercorre, si inizia, attraversando nuove strade.

Tracciare righe sui polpastrelli, mentre si scrivere l'ennesima bozza di una lettera. Prestare vocabolari a chi deve sostenere la maturità e non ha mai sentito la necessità di possederli. Trovare post it incomprensibili; comprendere di non esserne stata l'autrice materiale; decidere di tenerli e poi gettare via tutto, dopo aver fatto a pezzi, quasi coriandoli, questi piccoli messaggi sibillini. Amareggiarsi di non poter assegnare ad una mail la stessa procedura distruttiva. Cestinare l'inelegante involucro ed i suoi allegati con meno entusiasmo. 

Con impassibilità, apprendere che nel tuo mondo succedono cose straordinarie di cui, davvero, non mi importa. Il tuo straordinario è lo stesso che ti fa chiedere, fra le lacrime, a Siri di chiamarmi; il sensore non percepisce il mio nome, i tuoi singhiozzi lo disturbano, allora sei costretto a scorrere fra gli innumerevoli contatti, tutti amici affidabili che però non disturbi alle tre di notte, un po' perché ti scoccia rendere notoria la tua depressione, un po' perché non sono amici e, se dovessero malauguratamente risponderti, ti inveirebbero contro e dovresti cancellare il loro numero, proprio tu che non cancelli mai.

Guardare al futuro, e stupirsi che Ansia non è più incontrastata.  




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