Stream of consciousness

Pilucco il cibo come gli inappetenti; addirittura, ci gioco con la forchetta, rimestando le salse, riducendo in poltiglia le verdure, mischiando dolce e salato. Chi continua ad usare la pasta e la farina bianche, raffinate, ripulite con meticolosità industriale, dall'eburneo pallore regale, non ha ancora imparato a mangiare. Non sa nulla di cibo e pietanze, chi si ostina a proscrastinare e demandare. Ed io cerco di sapere molto per continuare ad ignorare tutto.
 La paletta è piena di brillantini. L'ho insaponata, lavata e fatta asciugare al sole, ma anche i pigri raggi pomeridiani di questo tiepido dicembre scovano, improbabili e vividi, bagliori sulla plastica rossa. 
 Riesco a non pensare al domani solo quando mi impegno a pensarci con coscienza. La cura, più forte, prosegue senza produrre miracoli. Rivestita di bianco, la sommità fuma, incurante dei concittadini e dei loro balconi fioriti. 
 Le parole che vorrei sentire non mi sono state dette; i gesti che vorrei non si sono palesati. Allora, mi racconto da me dei tramonti in riva al mare, delle sorprese e dei gesti, dei sentimenti che non fioriscono solo in primavera. 
 Cullo la mia anima attraverso ogni pagina letta; il suono delle storie, la carezza dei nuovi autori, l'intimità che si instaura fra lettore e scrittore, il legame che non conosce ostacoli e limiti spazio-temporali, sbocciano, delicati e silenti, tra i cespugli del mio cuore, irrorati dalla speranza. 
 E no, non ho paura di iniziare di nuovo tutti i giorni; sentirmi, al contempo, invincibile e salda, come una roccia vulcanica, fragile e vulnerabile, come un cristallo in caduta libera. 
 La mia idea di libertà prende vita dal concetto di astrazione. Guardo, con orrore e sconcerto, foto e status di "gente che sta bene" che finge di interessarsi ai "diversi, culturalmente grezzi, inferiori, miseri". Ascolto, con gli stessi stati d'animo, attacchi furenti camuffati da pietose giustificazioni. 
 E, se pensavo di voler urlare contro l'inciviltà, sbagliavo: avevo solo bisogno di liberarmi dal giudizio, e allontanare da me questi personaggi felliniani, ed i loro rispettivi stili di vita malsani. 
 Mi piace pensare che tutto sia una costruzione, in continua riconfigurazione: una Salerno-ReggioCalabria, in cui essere libera e sempre in tempo per apportare modifiche al progetto, richiedere perizie suppletive e ottenere finanziamenti in corso d'opera. 
 L'apatia soffoca, il dolore annienta, ma sto cercando di risolvere anche questi inconvenienti. Mi scusino per il temporaneo flusso di coscienza/disguido.  

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