Conversazioni a due


Ciao Claire, come stai?

Tutto bene, la ringrazio. Lei?

Non ci formalizziamo, diamoci del tu.

Non posso. Ha mai letto Acido Solforico della Nothomb?

No. Perché?

Glielo consiglio. C’è un passo emblematico su questo argomento, il “lei” che restituisce dignità. Anzi, sa che le dico? La prossima seduta lo porto e lo leggiamo insieme.

Ti ringrazio. Le capita spesso di riferirsi ai libri per risolvere situazioni contingenti?

No. Non per la risoluzione, ma per l’analisi del comportamento umano. E solo quando si tratta di un libro molto bello.

Lei vuole subito addentrarsi nel vivo.  Ma non oggi. Mi racconti un po’ come ha trascorso queste settimane.

Non c’è bisogno che temperi la sua matita…

Allora, signorina, per riassumere, quando ha subito il primo tamponamento, pur avendo ragione, ha chiesto scusa e voleva quasi fermare suo padre che inveiva contro il conducente in torto, che lei stessa ha definito, mi faccia leggere, “uno zotico, un maleducato della peggior specie”; quando la sua conoscente le accampa delle scuse per essersi in passato, per sua stessa ammissione, “comportata male” nei suoi confronti, lei la perdona e le chiede scusa per averla, involontariamente, messa da parte; quando la sua amica le chiede di seguire in palestra dei corsi che non le piacciono, lei si sente in colpa se per motivi di studio deve declinare; quando uno dei suoi genitori si altera con lei, comincia a stirare o pulire casa; quando riceve una telefonata “indotta” dove l’interlocutore le fa, palesemente, del male con le sue parole, lei sente il bisogno di fare volontariato, già dalla sera stessa. Insomma, tutte le volte che le persone assumono comportamenti che le arrecano dispiacere, lei avverte la necessità di fare l’opposto, come se volesse ristabilire l’ordine delle cose, del karma…

Io non credo al karma, anzi, non so neppure cosa sia.

…lei risponde con gesti di oggettiva gratuità ogni volta che si sente offesa ed umiliata, all'indifferenza risponde con amore. Non crede nel karma?

No. Non abbiamo ancora sviscerato il tema della religione. Io sono cristiana, cattolica, praticante.

E questo come influisce nella sua vita?

Non quanto dovrebbe, purtroppo.

In che senso?

Dovrei amare di più. Perdonare di più. Cercare di più la felicità. Ma non ci riesco sempre.

Cosa vorrebbe fare di più?

Gliel’ho detto. Anzi, non dovrei neppure raccontarle le cose che faccio. Io non voglio la sua compassione o la sua ammirazione, non voglio che mi guardi come se fossi una specie di martire.  Non dovrei desiderare la riconoscenza.

Io non la ammiro. Io spero che lei si ammiri, si ami. Inoltre, quella che lei chiama riconoscenza potrebbe essere educazione, ci ha mai pensato?

Non dovrei dare per scontato che tutti siano educati e sensibili alle esigenze dell’altro, non dovrei aspettarmi niente.

Chi non si aspetta niente non riceve niente.

Si sbaglia. Il volontariato mi ha insegnato che si riceve quando non si aspetta nulla. Quando si è più delusi, più sconfitti, più soli.

Signorina, non faccia trascorrere molto tempo per la prossima seduta, ok?

Vedremo.

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