Quando l'erudizione inaridisce




La continua ricerca culturale è il mio cibo, il mio stimolo, il mio sogno. Io vivo per imparare, perché imparare rende liberi. Mi dedico al nozionismo, ai libri e ad ogni forma artistica con metodo e passione e cerco di trarne ispirazione, insegnamento, motivazione. Il mio gusto è preciso e ho una moderata propensione verso l'innovazione.

Mi capita, però, di frequentare gente "erudita" e, allo stesso tempo, insensibile, oltremodo bigotta e legata agli status, ai dogmi, alla tradizione, al "si dice", all'opinio communis.
Questa tipologia di persone (tra cui scrittori, accademici, dirigenti, artisti, direttori, musicisti, politici, insegnanti, imprenditori, attivisti, giornalisti) crede che l'origine e l'estrazione sociale siano fattori discriminanti, che il figlio dell'operaio meriti una carriera similare, che l'omosessualità sia una malattia curabile, che gli omosessuali non debbano baciarsi per strada perché "il loro è un atteggiamento sconveniente - danno solo spettacolo", che i divorziati ed i conviventi vivano nel peccato, che sia meglio tradire piuttosto che lasciare, che i poveri siano inferiori, che l'onestà sia stupidità...

In tutti questi casi, mi accorgo come lo studio, la ricerca, l'erudizione in genere siano stati percorsi totalmente inutili. Il prodotto fornito dalle migliori menti è talmente scadente da generare sfiducia.
Le sovrastrutture, i paramenti, gli orpelli, le cerimonie, e tutti quei lunghi e complicati processi formali diventano maschera dell'ignoranza, cattiva perché orgogliosa, perché univoca, perché sorda e incapace di sostenere un contraddittorio.
Le libertà della persona vengono quotidianamente calpestate, offese, sminuite, oltraggiate, violate da un'erudizione che non libera ma inaridisce.
A volte, dove purtroppo la cultura non riesce, la semplicità emerge, risolvendo quesiti, fornendo risposte, agendo con umiltà e grande delicatezza.

"A me importa solo trarne giovamento per la mia esistenza, ritrovando forme elementari di meditazione, utili a disintossicarmi dalle tante cianfrusaglie dottrinali, che poi lasciano la mente stordita e il cuore arido."
Breve passo tratto da "Chiamato a lavorare nella vigna del Signore"
di Padre Arcifa Salvatore
un Santo. 

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