Del dolore fisico e del desiderio




All'immobilità fisica sono abituata. Agli spazi da percorrere fisicamente preferisco gli infiniti intellegibili. Mi è noto anche lo stato di immobilità fisica coatta che, anche in questo particolare momento, mi tedia.
Il dolore fisico non mi spaventa. Le parti del mio corpo si spezzano, stirano, strappano, sciolgono,  schiacciano - quante esse sfortunate - con estrema facilità, la stessa con cui ignoro il dolore. Sono fragile e resistente, insieme.  Mi hanno tagliata e cucita, rovinata ed aggiustata. Hanno rimediato agli sbagli. Hanno intessuto interessanti ed inutili dialoghi su cosa fosse meglio, scegliendo, sempre e con convinzione, di affidarsi all’errore.  Durante questi interminabili mesi,  anch’io ho provato l’ebbrezza dell’errore , sostenuta da questo corpo che asseconda tutti i miei capricci, che ricambia il mio odio con amore, che mi permette di poter dire no ogni volta che non voglio. Infine, mi sono sempre rialzata, sempre più debole e sempre più forte, perché sono fortunata e non lo dimentico.

In questo particolare momento di immobilità fisica coatta, ho instaurato una solida e proficua collaborazione  con le sedie con le ruote. Non le carrozzine, non le sedie a rotelle, ma sedie con le ruote.
Avrei voluto scrivere un’ode alla sedia con le ruote, unico ornamento funzionale concesso che unisce lo stile all’adorabile e adorata autosufficienza – aborro l’uso delle canadesi-,  ma, avendo sempre provato un misto fra tristezza e vergogna durante la foscoliana lettura dell’opera sulla caduta da cavallo, ho desistito.

Oltre alla mia sedia con le ruote,  ho trovato conforto nella lettura, nello studio senza secondo fine, nel cantare insieme a Mariah l’intero The Emancipation of Mimi – molte volte, rispetto ai contenuti, preferisco una bella voce – e insieme a Fifty l’intero  Get Rich or Die Trying - molte volte, rispetto ai contenuti, preferisco il ritmo - -stranamente, entrambi album del 2005-, e nei desideri.

Mi rendo conto che questo spazio/diario non ho mai scritto di desideri, buoni propositi, ossessioni del minuto, – nell'ambito dell’ossessione materiale pratico l’infedeltà compulsiva-, perché la pratica del desiderio dovrebbe essere esercitata con grande riservatezza ed immensa moderazione.
Talvolta, desiderando prodotti ed oggetti, provo l’imbarazzo tardivo, sindrome che affligge i soggetti in recupero durante il percorso di astrazione materiale.

Devo, quindi, capire se potrebbe essere utile – di certo solo a me. Quanto a voi, esseri duri di cuore, insensibili ospiti, che gustate, giudicate, criticate e avidamente leggete  i miei pensieri e la mia vita rimanendo nell'anonimato, so bene che siete in attesa. – rimpinguare questo diario aggiungendo ulteriori aspetti che caratterizzerebbero non solo il mio stile di vita ma – e soprattutto – il mio quotidiano farneticare.






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