Sorridendoti




Non inveisco contro di me ripetendo ingiuriosi mantra, lanciandomi giocosi insulti silenziosi. L'umiliazione me la infliggo nel profondo, dosandone ogni singola goccia, lacerando ogni certezza.

Non mi sono mai chiesta "Ma chi me l'ha fatto fare?". Non sono il tipo di persona che non sa da dove provengano i propri comportamenti. Di una decisione, potrei dire la sua origine, in quale istante le ho prestato attenzione per la prima volta, il silenzio meditabondo con cui fingendo di ascoltare un interlocutore casuale mi sono interessata alla sua formazione, l'essermene pentita prima ancora di averla messa in pratica.

Avrei stemperato i toni iniziando con "è simpatico, se ci pensi, come sia arrivata a" chiudermi nel tuo bagno con un computer, cercando di ricordare la password di questo blog, perché sentivo che nel cuore della notte solo questo impercettibile ticchettio avrebbe saputo calmarmi... no, non riesco a trovare simpatia nel panico, non riesco ad empatizzare con il terrore.

La paura, sì. Mi piace. Siamo amiche.
Il terrore, no. Perché a terrorizzarmi sono io, altra da me che agisce subendosi, senza sentire, senza provare.

Non ho niente di mio qui, a parte questo corpo. Chi lo riconosce più?
Mi guardo un fianco e vedo una mano che lo afferra, sprofondando le sudice nocche a voler squarciare l'obliquo. Circondato da tante squallide dita, il collo smette di sostenermi.

Misuro la distanza che mi separa da casa in comodi passi da ventisette centimetri su una modesta altezza di dieci. Traccio il percorso che mi separa dalla mia roba - voltarsi di quarantacinque gradi a sinistra verso la chaise longue porpora per la gonna - proseguire per altri duecentoquattro centimetri e chinarsi per scovare sotto il tavolo una décolleté - quasi a stemperare l'ansia, mi concentro su quanto mi sarebbe piaciuto essere un cartografo per riuscire a disegnare su un'ellissoide le coordinate che avrei saputo calcolare ed esprimere in base sessagesimale.

Pur ridicolizzando la fuga, non mi privo di farlo secondo i canoni di una pianificazione certosina.
Nascondere le tracce di questo posto: devo cancellare la cronologia. Cerco un programma che lo faccia definitivamente ma, ahimé, ne sei sfornito. Spengo tutto. Neppure ci penso a guardare altro nel tuo computer; il passato, le perversioni, i ricordi fotografici, la tua vita e tutto quello che potrei voler/dover sapere di te. Neanche la meno avida fra le coscienze si sarebbe fatta scappare una simile ghiotta occasione.

Mi sento me stessa, ed è la dignità a sedare il mio terrore.

Quella che si lasciava defraudare non ero io. Questa che non ha provato a defraudarti sono io.

Ancora intrisa d'acqua e sapone, lascio che mi abbracci nel sonno. Domattina, bloccherò il tuo numero sorridendoti.




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