L'appuntamento



Cancello le chat senza visualizzare e
non spreco neanche una pennellata
del fondotinta da sessanta euro
per un'altra serata con te.

Questa è la mia solita faccia,
se davvero vuoi che presti attenzione.
La tua voce annoierebbe perfino
un anziano dimenticato dalla famiglia.

Basterebbero pochi arnesi,
giusto un paio di forbici per sfoltire
i tuoi indumenti da vessilli adamantini
in cui trovi coraggio ed identità.

Bella figa e tanta roba
fra i commenti più garbati:
che adoravi le mie foto
come avrei potuto capirlo altrimenti?

No, non mangio il sushi,
lo sapevi ma hai provato ugualmente.
Il risotto ad agosto
è l'alternativa di un mentecatto.

Se mi parli della tua vita
della solitudine in Lamborghini,
non spreco neppure le mie urla,
scappo spedita in triciclo.

Questo accento fastidioso,
no, non mi sembra esagerato.
Per una papera o un serpente
lo troverei meno appropriato.

La serata volge al termine,
il blocca contatto freme:
ha già capito.

Mi saluti tenendomi per mano,
romantico, certo,
come la tua lingua sulla guancia.

Gentilmente, mi dileguo.
Ti richiamo, stanne certo!
Girato l'angolo, al primo cestino,
vorrei già liberarmi del cellulare.

Con il guanto di crine, a notte fonda,
per rimuovere le tue mani,
mi scortico il braccio, la coscia e il viso.

Per obliare il tuo ricordo, invece,
non basterebbe un badile.


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