Sulle campagne marketing in breve





A cibernetiche personalità, senza personalità, viene dato il compito di testare, presentare, promuovere, come se fosse frutto del proprio operoso ed incessante lavoro, un prodotto o un'esperienza.

La fortuna di chi organizza e, poi, mette davvero in pratica questo tipo di campagna marketing, consta essenzialmente di due imprescindibili fattori: siamo in Italia; l'alto ed invariato, checché ne dica il Governo, tasso di disoccupazione.

Indurre gli inoccupati a scialacquare denari, pensioni et similia dei propri parenti, è quanto di più semplice si possa pensare. 
Provare a convincere una persona, conscia del costo della vita e delle responsabilità di un impiego vero, autentico, produttivo, attraverso chi ha dato via l'anima per una borsa made in Taiwan, che l'acquisto di quell'oggetto, che il suo possesso potrebbe, effettivamente, avere una sua intrinseca utilità, è tutt'altra storia.

La credibilità del prodotto è la primigenia vittima di tante errate strategie pubblicitarie. 

Difficilmente, un individuo dal reddito (in)stabile acquisterà un prodotto, per la cui presentazione sono stati invitati, ospitati, foraggiati ed omaggiati, emeriti sconosciuti, non solo perché non conosce ergo non si fida del parere di costoro, ma, sopratutto, non vuole contribuire, nell'ottica di una matura e responsabile visione del quotidiano, ad uno spreco del genere. 

Sebbene gli italiani siano abituati, anzi, sadicamente felici quando ci si riferisce ad altrui privilegi, alcune aziende non dovrebbero farne il proprio vessillo ma, piuttosto, potrebbero impegnarsi a rimodulare i propri piani di promozione, e a delineare un nuovo tipo di linguaggio: perché, sia chiaro, "l'adolescente viziato" non è, di certo, il cliente tipo da fidelizzare.



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