Chi sei?



Da casa mia si vede un giardino. Trattasi di un grazioso lembo di terra in città. E' piccolo, sfruttato in ogni centimetro da un burbero proprietario che schiavizza, indegnamente, un uomo con scompensi mentali.

In questi mirabili giorni di studio, osservo, estasiata, la potatura dei diversi alberi da frutto che adornano il perimetro recintato.
Pur essendo sfornita del proverbiale pollice speranza, comprendo le necessità, produttive, che spingono ad usare una sega su arbusti inermi; ma, ciò che mi affascina davvero, è vedere come un taglio, doloroso, netto, possa generare nuova vita.

Vedere questo semplice uomo, senza guanti né protezioni, infierire delicatamente per tutta l'area, mi ha fatto riflettere su quanto ammiri, incondizionatamente, coloro che sanno vivere, tagliando ogni tipo di persona e/o esperienza superflua, e rinascere sempre, ogni giorno, migliorandosi.

Non i classici individui che, per cercarti, ti chiedono l'indirizzo email, l'amicizia su Facebook, ma esseri divini, ai quali interessa davvero sapere di noi, le cui domande "chi sei? dov'è il tuo cuore?" sono ciò per cui vale la pena vivere e fare la conoscenza di altri mille deficienti, solo per sentirle pronunciare almeno una volta.

Scendo in metropolitana, attraverso le aule, vi guardo negli occhi, uno per uno. Tra le centinaia di volti che perdo per strada, cerco di cogliere la serenità e la rettitudine di chi ha il bagaglio scarno, ma il cuore ingombro di sentimenti.
L'eleganza di una gentilezza, l'interminabile telefonata fra due innamorati, l'elemosina agli angoli delle strade: e l'universalità dell'amore si materializza nell'umiltà del quotidiano.

Anche la sola prospettiva di incontrare qualcuno del genere, mi rassicura.



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